Fino al 1797 la Bergamasca e una parte orientale della Lombardia appartenevano alla Repubblica di Venezia. La Valtellina era soggetta ai Grigioni. Nel 1593 per collegare i due Stati, si pensò di costruire una strada che evitasse l’inviso territorio milanese, governato dagli spagnoli. Una volta realizzata, la strada fu denominata Priula, in onore del suo artefice, il podestà di Bergamo Alvise Priuli. Per superare la barriera delle Alpi orobiche, essa si arrampicava fin quasi a 2000 metri d’altezza. Dalla Val Brembana e dalla Valle di Mezzoldo, la mulattiera selciata arrivava al Colmo di Morbegno e poi discendeva ripida nella Valle del Bitto per approdare sulle sponde dell’Adda. Per consentire il transito anche in inverno, si collocò una guarnigione alle quote più alte con il compito di sgombrare la neve. Il vecchio rifugio di Ca’ San Marco, tutt’ora esistente, era il ricovero di quei poco invidiati guardiani, costretti a mesi di freddo e solitudine. Sul culmine fu eretto un cippo. La strada fu sostenuta dai veneziani così da ribattezzare il valico col nome del patrono della città lagunare, San Marco.