Nonostante i dubbi degli studi di toponomastica, la derivazione dal latino ‘clavis’, cioè ’chiave’, è la più appropriata, perché la cittadina si colloca ai piedi delle Alpi Retiche, dove si incontrano la Val San Giacomo e la Val Bregaglia. Posta alla confluenza delle strade da Milano e da Como con quelle dei passi dello Spluga e del Maloja è da sempre centro di raccolta e smistamento dei traffici. All’inizio del X secolo Chiavenna è fra le dieci ‘chiuse’ del Regno Italico, dogane ante-litteram; nel 1030 ottiene le libertà comunali. La peculiarità mercantile si traduce, sul piano urbanistico, in una configurazione di spazi pubblici, privati e produttivi (con un quartiere, la Bottonera, riservato all’attività manifatturiera), e su quello sociale, in un’apertura al dialogo fra genti di provenienze diverse, equiparando, ad esempio, cattolici e riformati. Il paesaggio mostra una duplicità d’aspetti: da una parte, a nord, il carattere arcigno delle montagne alpine, dove con un solo colpo d’occhio si possono inquadrare vigne e palmizi assieme a nevai e ghiacciai; dall’altra, a mezzogiorno, il chiarore diffuso della spazialità del non lontano Lago di Como e degli orizzonti prealpini.