Di Averara, paese posto su una variante della Via Priula passante per la Val Mora, bisogna vedere due cose: la Parrocchiale e la ‘via porticata’. Della Parrocchiale bisogna osservare le opere d’arte e gli affreschi quattrocenteschi sul portico laterale. Sono, nel complesso, la più tangibile dimostrazione di quanto inciso su una lapide in marmo, apposta sotto la strada porticata del paese: «Da queste case uscirono, nell’eletta ininterrotta schiera degli artisti brembani, gli Scanardi, gli Scipioni, i Guerinoni, i Baschenis, che in Bergamo e nelle vallate trentine, dal secolo XV al secolo XVII, diedero all’arte opere non periture». La strada porticata, al di là del torrente, si mostra in tutta la sua lunghezza con gli archi della galleria, le finestre ornate a ‘trompe’, il grande stemma centrale. Ma tutto, anche le vòlte interne, era un tempo decorato. Qui, a fianco del rude selciato e delle due strisce carraie, si aprivano le botteghe dei mercanti e dei pittori, le osterie, le taverne, gli alloggi. Il cammino era obbligato per tutti (la via esterna sottostante non esisteva), da un ingresso all’altro della via, non senza recare omaggio al tabernacolo sacro. Ora c’è silenzio, rotto solo dal fragore del torrente. Il tempo è passato, i traffici hanno preso altre vie. Sembra quasi inverosimile pensare che qui sotto si radunavano mercanzie provenienti da ogni parte d’Europa.